Un nuovo inizio

A Frédérick Leboyer si deve la rivoluzione che ha riguardato le nascite nei reparti di maternità del mondo dagli anni settanta in poi. Primario della Clinica Ostetricia dell’Università di Parigi ha fatto nascere migliaia di bambini traducendo l’esperienza in cambiamento, abbandonando le pratiche usate fino allora nelle sale parto.
Nel suo libro “Per una nascita senza violenza” (Leboyer, 2017) racconta la nascita dal punto di vista del neonato che è protagonista, assieme alla madre, di questo evento. Il diritto della mamma a un “buon parto” e quella del bambino a una “buona nascita” sono le priorità espresse da questo medico e, quando ancora si pensava che i bambini che nascevano non avessero cognizione alcuna, Leboyer ne rispettava i tempi, le emozioni e i sensi.
La nascita di una creatura è sacra e per tale ragione va rispettata. Sì, il personale medico, ma anche la stessa mamma, sono invitati a porsi in uno stato di rispetto, di pace interiore, per comunicare con il neonato. Per poterlo fare, scrive Leboyer, bisogna comprendere lo strano mondo da cui proviene il bambino. Durante la sua discesa dagli inferi, procedeva un centimetro alla volta, anche meno. I movimenti, sempre meno ampi, immagazzinavano una forza via via maggiore, accumulando un’energia considerevole. (Leboyer, 2017) È il qui e ora il posto in cui essere quando ci si occupa della nascita, non avanti, né indietro nel tempo, ma nel presente, perché permette di non avere quell’illusoria divisione con il bambino. (Leboyer, 2017) È la presenza, la stessa che abbiamo nel Respiro quando sosteniamo il Cliente, a permettere che questo accada, ed è la stessa quando traduciamo le emozioni in Fiori di Bach in una sessione.
Pao L. Chang in Staradigm scrive:
Circa il 65% delle cellule del cuore sono neuronali e non muscolari […] Questa potrebbe essere la ragione per cui il cuore è il primo organo a entrare in funzione dopo il concepimento. Il cuore si attiva, infatti, circa venti giorni dopo il concepimento, mentre la mente non inizia le sue funzioni prima del novantesimo giorno dal concepimento.
Probabilmente non è un caso che questo accada. È il linguaggio dell’amore quello che va usato quando nasce un bambino, con i suoi tempi e i suoi modi, ha origine dall’intelligenza del cuore, perché è quello che lui conosce.
Dedicarsi con pazienza e lentezza, adeguate a quella del bambino, possono fargli percepire questa esperienza diversa.
Nella nascita per il bambino tutto cambia: dall’unità passa nel mondo degli opposti, e lo fa principalmente attraverso il respiro. Il nostro bisogno primario, diventa il metro con il quale il bambino si confronta fin da subito. Il suo mondo interno e quello esterno si alternano, e facendo questo si assume la sua responsabilità. Quello che prima gli era dato direttamente dalla madre, ora diventa una sua competenza, ed è la prima, e, rispetto a come avviene, influisce nella sua vita. Per quattro, cinque minuti, i polmoni e il cordone ombelicale forniscono ossigeno al bambino in contemporanea, per permettergli di passare in modo progressivo all’autonomia: e, che il cordone sia tagliato subito o meno, il suo imprinting sarà diverso e anche il suo modo di respirare lo sarà. Tagliare subito il cordone ombelicale impedisce l’afflusso dell’ossigeno al cervello, attivando così il sistema di difesa del corpo. Il respiro sarà pertanto associato alla sofferenza.
Viceversa, se si aspetta a farlo, il cervello sarà nutrito da due flussi di ossigeno, che non innescherà le difese dell’organismo. Nascendo il bambino urla, apre la gabbia toracica permettendo all’aria di entrare in maniera passiva, ma avendo anche l’afflusso di quella che gli arriva dal cordone ombelicale, ne prende la dose che riesce a tollerare, abituandosi piano, piano, modificando così il suo respiro. A questo punto il cordone ombelicale può essere tagliato e il bambino comincia a respirare in autonomia.
Le modalità di come viene preso, appoggiato al ventre della mamma, il silenzio, e la temperatura che ci sono nella stanza, e la stessa luce, influiscono sul futuro del neonato. Massaggiare delicatamente il bambino, permette alla madre di accogliere suo figlio, ricordandogli che per lei la prova è terminata, per il figlio comincia. (Leboyer, 2017)
Un’altra pratica utilizzata è quella di mettere il bambino in acqua a una temperatura adeguata e fargli rivivere il suo stato originario prima della nascita. In questo modo egli si dimentica di aver lasciato la madre, la prima separazione. Per fargli prendere consapevolezza del suo peso si tira fuori sempre lentamente, e sempre lentamente si rimette nell’acqua. È il gioco dell’altalena che piace tanto ai bambini, e farlo in questo momento può aiutarlo ad affrontare il passaggio alla vita.
Questo tipo di parto, che poi ha preso il nome di Leboyer, è un parto dolce, che rispetta la madre e il bambino, non agevola solo lo staff medico ma aiuta chi sta per nascere ad affrontare questo momento sostenuto da chi opera in questo campo. Il suo schema di nascita sarà solo suo, ma gli permetterà di arrivare al mondo accompagnato nel miglior modo possibile e ciò può diventare già una buona base di partenza per l’uomo o la donna che diventerà.
Michel Odent, medico chirurgo e ostetrico, che ha collaborato con Leboyer, ha perseguito il lavoro di quest’ultimo non solo ampliandolo, ma inserendo altre pratiche e ricerche scientifiche che riguardano la correlazione che passa tra il periodo perinatale del bambino e l’adulto, creando una sorta di banca dati, la Primal Health Research Center che si trova a Londra.
Partendo dalla comprensione della fisiologia del parto, egli conferma quanto importante sia il parto per un essere umano. Quando il feto, sente che i suoi polmoni sono maturi, come già accennato, secerne un ormone che fa partire il travaglio. La parte più antica del cervello della madre secerne fra gli altri ormoni anche l’ossitocina che viene chiamato l’ormone dell’amore che ha anche un ruolo meccanico. Infatti stimola le contrazioni che aiutano il feto a uscire, ma anche l’eiezione della placenta e del colostro. Tuttavia, per poter far funzionare questa parte del cervello, bisogna “disattivare” la neocorteccia che inibisce la produzione dell’ossitocita e quindi rallenta il travaglio e la nascita del bambino. Questo può avvenire con il silenzio, con poca luce in sala, dando alla madre un senso di sicurezza e di protezione, il calore, lasciando che il bambino venga a contatto con la pelle della madre che regola la sua temperatura. Che incontri gli occhi della madre, che non è distratta, e ciò le permette anche di scaricare un insieme di ormoni, (prolattina, ossitocina, endorfine) che le imprime il bisogno e il piacere di prendersi cura del bambino, e il bambino si sentirà pienamente accolto e rassicurato in questo suo primo cambiamento. È il meccanismo dell’imprinting, che sta alla base dell’attaccamento fra la madre e il piccolo.
Subito appena dopo la nascita del piccolo, e appena prima di espellere la placenta le mamme hanno la capacità di raggiungere il più alto livello di produzione di ossitocina, grazie all’attaccamento del piccolo al seno. Questo favorisce l’espulsione della placenta e la contrazione dell’utero.
L’incontro del neonato con la madre e il padre subito dopo il parto, ha bisogno di intimità. In questo momento sia emotivamente, che chimicamente, la famiglia si trova in una condizione eccezionale, sacra, dove stanno creando il loro legame per sempre e non solo fra di loro, ma anche verso il mondo.
La mamma può godere della felicità ricevuta dopo i mesi dedicati alla gravidanza. Viceversa il distacco precoce dal proprio figlio, toglie a lei la ricompensa, lasciando emozioni che non favoriscono il diventare genitore. Questo rapporto è stato favorito anche dai nove mesi che lo hanno preceduto, ed è per questo che va consolidato, accompagnando la mamma e il padre nel loro percorso di diventare genitori.