Nascita

Fin dal concepimento ogni creatura è portatrice di un progetto di vita che rappresenta il motivo per il quale esistiamo in questo mondo e ci aiuta, una volta conosciuto, a dare un senso alla nostra esistenza. Tuttavia in questa parte della vita siamo dipendenti dai genitori i quali sono chiamati ad accettare da subito il figlio per quel che è e non per quello che vorrebbero. Il progetto di vita scandisce le tappe dello sviluppo del bambino e le modalità del suo comportamento, trova in sé gli strumenti per potersi formare, considerata la sua capacità di auto evolversi, che i genitori devono riconoscere e rispettare. (Soldera, 2000)
Quando si parla del nascituro, normalmente si considerano gli aspetti che sono legati alla sfera biologica del corpo e degli istinti, e quindi ai bisogni, e poco con l’ambiente circostante, vissuto nella quotidianità. Non va dimenticato, come avviene comunemente che il bambino è portatore di valori, di qualità, come Assagioli ha messo in evidenza nel suo “Uovo”, e che è dotato di una sua coscienza e consapevolezza, di un suo progetto di vita. Spesso per i genitori il bambino nella fase prenatale è un essere ancora sconosciuto, in realtà egli è un essere unico, originale e irripetibile dotato di una propria identità. È completo e attivo, intelligente, ed è capace di interagire con l’ambiente circostante, cosciente.
Se i genitori percepiscono tutta la natura del loro figlio, sicuramente questo li porterà a riempire di significato la relazione con il loro piccolo. Se i genitori sono consapevoli che l’idea che hanno del loro figlio influenzerà il tipo di relazione che avranno con lui, allora ci potranno essere delle relazioni basate su fondamenta completamente diverse da quelle puramente intellettive. Se l’adulto entra in contatto con il bambino portandosi all’intelligenza del cuore sarà direttamente in contatto con lui, perché è in questo modo che il bambino sente. Quando il genitore non considera più il bambino come suo ma come un dono della vita, allora il bambino diventa scoperta, guida e insegnamento per l’adulto stesso.
Il bambino permette al genitore, mediante l’osservazione dell’esperienza che ha con esso, di recuperare parti di se che erano dimenticate o che erano state trascurate.
Il bambino facilita nel genitore l’apertura interiore, il ricordo della propria vita; il confronto con i suoi stessi genitori con tutto quello che è stato il rapporto con essi; di rispecchiarsi in lui e quindi poter guardarsi ancora una volta al fine di riconoscersi.
Questo può avvenire se i genitori hanno incontrato a loro volta il loro Bambino Interiore, hanno riconosciuto i suoi bisogni, le emozioni che lo caratterizzano, le ferite, il Critico Interiore e tutto ciò che alberga dentro di loro. All’interno di un percorso di counseling tutte queste parti vengono viste e comprese ed è così che il futuro genitore potrà avvicinarsi a suo figlio sapendo che anche lui è portatore a sua volta di tutto ciò.
È con l’amore che si avvicinerà a suo figlio, con l’accettazione incondizionata che accoglie anche tutte le sue sfaccettature, i suoi limiti e i suoi pregi.
Questo incontro, porta a un beneficio reciproco, ma non solo, anche a tutta l’umanità, perché se il bambino viene accolto e amato, egli crescerà con la consapevolezza di sé, ma anche degli altri, aperto al mondo che incontrerà.
Anche Bach da una sua personale definizione del ruolo dei genitori, egli infatti dice:
Fondamentalmente il compito dei genitori consiste nell’essere il mezzo privilegiato (e in verità, dovrebbe essere considerato come privilegio divino) che permette a un’Anima di mettersi in contatto con questo mondo, con lo scopo di evolversi. Se correttamente compreso, probabilmente non c’è un’opportunità più grande di questa offerta all’umanità di essere l’agente della nascita fisica di un’anima e di prendersi cura di questa giovane personalità solo durante i primissimi anni della sua esistenza sulla terra. Tutte le capacità dei genitori dovrebbero essere utilizzate per dare al piccolo nuovo arrivato tutta la guida spirituale, mentale e fisica al meglio delle loro capacità, sempre ricordando che il piccolino è un’anima individuale scesa per acquisire la sua esperienza e conoscenza a modo suo, secondo i dettami del suo Sé Superiore, e che gli deve essere concessa tutta la libertà possibile affinché il suo sviluppo non venga ostacolato.[1] […] I figli devono ricordare che il compito del genitore, poiché emblematico del potere creativo è divino come missione, ma non esige nessuna restrizione dello sviluppo e nessun obbligo che potrebbe ostacolare la vita e l’opera dettata dalla loro Anima. […] In quasi tutte le famiglie genitori e figli costruiscono da soli prigioni per motivi completamente falsi e per un’idea sbagliata del rapporto fra genitore e figlio.[2]
Se guardiamo bene, il ruolo dei genitori è quello di andare a scoprire il mondo interiore del piccolo, tanto quanto occuparsi della sua protezione e dei bisogni primari, consapevoli che egli è un’Anima che aprirà loro la strada a qualcosa di nuovo ricco di significato, ma al quale non deve essere chiesto nulla in cambio per il proprio ruolo. 

[1] Sorgato, Edward Bach Raccolta. Grafiche Turato pag. 39.
[2] Idem pag. 43.