Le matrici perinatali

Un ampio studio sul dominio perinatale, allargando quella che lui stesso definisce la “cartografia della psiche umana”, che comprende anche quello transpersonale (che va oltre l’individuo), si deve a Stanislav Grof.
Mediante il Respiro Olotropico da lui sperimentato, si possono attivare diversi livelli non consapevoli, andando a smuovere le energie rimaste bloccate e indi ripristinare l’equilibrio psico-fisico della persona.
Il termine Olotropico, da lui coniato, che significa “orientato verso la completezza” o “che si muove in direzione della completezza”,[1] indica che si possono trascendere quelli che sono i confini comunemente riconosciuti di ciò che pensiamo di essere, andando oltre, per una conoscenza più ampia di noi stessi. 
Partendo dall’assunto che la corteccia cerebrale del cervello non è ancora mielinizzata (cioè che i neuroni non sono completamente protetti dalla guaina lipidica chiamata mielina), si pensava che il neonato non provasse niente durante il tempo della nascita, e che questo processo non venisse registrato a livello cerebrale. In realtà dagli studi effettuati e mediante la pratica del Respiro Olotropico, Grof confermò che il ricordo delle esperienze avvenute durante il processo del parto erano possibili. Da questi esperimenti egli distinse quattro modelli esperienziali, ognuno dei quali caratterizzato da specifiche emozioni, sensazioni fisiche e immagini simboliche. (Grof, 2013).
Ognuno di questi modelli è strettamente collegato con una delle quattro fasi consecutive del parto,   nel corso delle quali il nascituro affronta una specifica e caratteristica costellazione di esperienze. A loro volta, queste esperienze formano altrettante matrici […] chiamiamo queste quattro costellazioni dinamiche dell’inconscio, associate al “trauma” della nascita, Matrici Perinatali di Base (BPM).[2]
– La BPM 1 (Unione simbiotica con la madre)
È la fase che precede l’inizio del travaglio, dove il feto non ha consapevolezza dei confini. Si parla di condizione di buon grembo nel caso di gravidanza in cui tutto procede bene e il bambino può sperimentare una sorta di paradiso nel quale la sua esistenza è pacifica. Viceversa, nel caso in cui ci siano situazioni che turbino o minaccino la vita del bambino o quella della madre, quali possono la minaccia di aborto o l’uso di sostanze tossiche, il bambino prova sensazioni di pericolo e si può parlare di memorie di cattivo grembo.
– La BPM 2 (Stravolgimento cosmico. Nessuna via d’uscita, l’inferno)
In questa fase, la prima della nascita biologica, le contrazioni uterine stringono il feto causando la compressione delle arterie uterine che portano ossigeno al bambino, impedendone l’afflusso. Il bambino sperimenta un dolore fisico ed emotivo senza pari, con un senso di solitudine e d’impotenza che porta alla disperazione. Rivivere questa fase dà la sensazione di non avere via di scampo, di aver perso ogni possibilità di riuscita. Se questa è la Matrice che ha lasciato l’imprinting principale in noi è difficile trovare qualche cosa di positivo sia nella nostra vita che in tutta l’esistenza umana. È pura disperazione, è quella che viene definita la notte oscura dell’anima.
– La BPM 3 (Lotta di morte e rinascita)
Questa matrice riguarda la seconda fase clinica del parto biologico, quella nella quale la cervice si dilata e il bambino passa attraverso il canale del parto per poi discendere nelle pelvi. Le contrazioni uterine ci sono ancora e vanno ad aggiungersi a forti pressioni meccaniche causando molta ansia al bambino. Oltre a tutto ciò, si possono verificare anche altre situazioni che vanno a complicare la già impegnativa prova quali, il cordone ombelicale attorcigliato attorno al collo o la placenta che, staccatasi, può impedire l’uscita del bambino. Egli inoltre può ingerire del materiale appartenente alla madre, oppure per farlo nascere è necessario l’uso di strumenti meccanici da parte del personale medico. È una lotta senza pari fra la vita e la morte e una grande quantità di energia viene profusa, ma a differenza della matrice precedente, in questa la via d’uscita c’è. Nel riviverla si dà un significato a quello che sta accadendo, non si è più vittime, ma è possibile fare l’esperienza di morte e rinascita, soprattutto nella fase terminale.
– La BPM 4 (Esperienza di morte e rinascita).
Questa matrice si riferisce alla terza fase del parto, e cioè all’espulsione e al taglio del cordone ombelicale, che completa il processo. Rivivere la nostra nascita biologica non va osservata solo dal punto di vista fisico, ma può essere considerata una morte psicospirituale e, al tempo stesso, una rinascita. Possiamo dire che siamo nati fisicamente, ma non emotivamente in quanto, il feto non ha la possibilità di esprimere tutto ciò che sta avvenendo e pertanto, quello che ne rimane, essendo carico d’inadeguatezza, di solitudine, e di debolezza, si rifletterà su di noi. Riviverlo, integrando quello che è avvenuto al momento della nostra nascita con tutta la sua portata, permetterà di far decantare la carica energetica che lo contraddistingue, facendoci abbandonare l’identificazione che abbiamo, che comunque interferisce nella nostra vita, procurandoci sofferenza e condizionamenti.

[1] S.Grof, Guarire le ferite più profonde. Edizioni Macro 2013.