Assagioli vs Bach

Assagioli come Bach fa riferimento alle virtù positive dell’individuo. Dopo la prima fase di conoscenza con ciò che limita il pieno sviluppo della persona, Assagioli propone di sostituire le tendenze limitanti con altre più positive. Egli pone l’accento sulle virtù positive che già sono presenti nell’individuo. A volte il cambio può essere spontaneo, altre volte richiede impegno e lavoro da parte della persona stessa. La consapevolezza in ciò determina la scelta. Da una fase di esplorazione si passa a una più attiva e alla trasformazione. Durante le sessioni possono avvenire trasformazioni che all’inizio non erano palesi. L’esplorazione di emozioni, sensazioni, pensieri possono far uscire la virtù corrispondente. Ogni parte che consideriamo negativa racchiude in sé la possibilità di riconoscere quella positiva e noi possiamo andarla a sostituire. È chiaro che la vecchia tendenza sarà sempre pronta a farsi sentire, del resto ci è stata utile per così tanto tempo, tuttavia con il lavoro sulle sub-personalità avremo modo di rinforzare la nuova linea che abbiamo acquisito. Come un sentiero inesplorato, continuando a passarci sopra si andrà a formarsi un passaggio sempre più delineato, fino a diventare una via vera e propria, in egual modo ogni aspetto di noi ha in sé il potenziale di trasformazione. Con la perseveranza ci libereremo dal controllo delle forze che ci dominano e aumenteremo la nostra integrazione, permettendo alle varie sub-personalità di dialogare fra loro invece che contrastarsi, e infine ci avvicineremo sempre più al nostro vero io.
Anche Bach fa riferimento alle virtù. Egli non parla di lottare contro il “difetto” ma di sviluppare la virtù corrispondente e proprio su questo principio ha costruito il modo per selezionare i rimedi. Essi, infatti, non agiscono grazie ad un componente chimico, ma per risonanza.
Non so, perché non ci sono notizie in merito, se Assagioli e Bach si siano incontrati nel corso della loro esistenza sulla terra, certamente hanno vissuto in parte nello stesso periodo, e cosa ancora più evidente, l’interesse sulla natura umana ha caratterizzato la vita di entrambi.
Pur partendo da studi diversi sono arrivati, nel corso della loro vita, ad uno stesso punto. Assagioli era collaboratore di Freud, e rappresentante per l’Italia del suo movimento, ma comprese che quello che lui proponeva era limitante in quanto non erano presi in considerazione le potenzialità e gli aspetti di crescita dell’individuo. Egli infatti diceva:
non c’è soltanto questo aspetto della nostra psiche; nell’edificio psichico non ci sono soltanto i sottosuoli malsani da risanare, ma anche i vari piani, e infine gli attici luminosi con ampie terrazze, ove si ricevono i raggi vivificanti del sole, e la sera si possono contemplare le stelle.
Così si allontanò da lui, concentrando il suo lavoro sugli aspetti di crescita, ampliando la sua ricerca oltre che alla persona anche al transpersonale. Il lavoro di Psicosintesi, infatti, si rivolge allo sviluppo personale dell’individuo affinché egli raggiunga una personalità integrata in tutte le sue parti, ma anche a uno sviluppo transpersonale affinché egli possa realizzare la sua natura più elevata, quella del Sé Superiore.
Anche Bach pensava ci fosse molto di più in noi che la mera personalità. Egli espresse quest’idea parlando del Sé Superiore come dell’aspetto più spirituale, l’Anima, la scintilla divina. Egli lo definiva immortale e perfetto. Il suo ruolo è di guida, il compito è di accompagnare l’intera persona verso la perfezione. Per il Dott. Bach il Sé Superiore non si manifesta direttamente nel mondo, ma s’incarna nella personalità che egli definì come la parte mentale di noi che è qui per aiutare il Sé Superiore a esprimersi e raggiungere la perfezione e lo fa mediante l’esperienza vissuta durante il corso della vita e il superamento delle difficoltà, acquisendo saggezza lungo la strada.
In “Voi soffrite a causa vostra”[1] il Dott. Bach parla ai suoi colleghi della Società Omeopatica di Southport aggiungendo alla sua personale visione del compito del medico del futuro, anche l’azione dei rimedi da lui trovati da dare alle persone che si rivolgevano a loro. La visione di Bach è lungimirante, il suo principio cardine di semplicità è ciò che lo conduce sempre più alla sintesi del suo lavoro al fine che questo metodo possa essere di utilità per tutti e non solo per gli addetti ai lavori. In questo testo egli parla dei Fiori di Bach come di rimedi arricchiti divinamente al fine di aprire quei canali per far entrare maggiormente la luce dell’Anima. Essi, aggiunge Bach: agiscono facendo elevare le nostre vibrazioni e aprire i nostri canali per ricevere il nostro Sé Spirituale, per inondare le nostre nature con la virtù particolare di cui abbiamo bisogno, e lavar via da noi il difetto che ci causa sofferenza. Sono in grado, come una bellissima melodia, o qualsiasi cosa magnifica che ci innalza e ci dà ispirazione, di far emergere le nostre vere nature e di portarci più vicino alle nostre Anime e, proprio mediante questo atto, di portare pace e sollievo alle nostre sofferenze […] inondando i nostri corpi con le meravigliose vibrazioni della nostra Natura Superiore.
I Fiori di Bach diventano così lo strumento mediante il quale ognuno si può avvicinare al suo Sé Superiore, e farlo in maniera autonoma.
Maslow, con la sua scala dei bisogni, sosteneva che la vita spirituale è parte della nostra vita biologica. Ne è la parte più elevata, ma pur sempre una parte integrante[2], e ognuno può accedere a questa parte, a ognuno viene data la possibilità di farlo al fine di fare un passo in avanti nell’evoluzione personale, passando da una teoria a una realtà.
Per Assagioli il Sé Personale è al servizio del Sé Superiore, ne è il suo riflesso, è ciò che la personalità permette a lui di ricevere. La realizzazione spirituale chiede silenzio ed è nel silenzio che possiamo riconoscere la nostra natura senza l’influenza dei rumori assordanti della nostra personalità.
Il Dott. Bach diceva: nel momento in cui noi stessi diamo completa libertà a tutto ciò che ci circonda, quando non desideriamo più legare e limitare, quando non ci aspettiamo più niente da nessuno, quando il nostro unico pensiero sarà di dare e dare senza prendere mai, in quel momento scopriremo che siamo liberi da tutto il mondo: i legami cadranno, le nostre catene si spezzeranno e, per la prima volta nelle nostre vite, conosceremo la deliziosa gioia della perfetta libertà. Liberi da ogni umana restrizione, saremo solo il gioioso e solerte servitore del nostro Sé Superiore.[3]

[1] Sorgato, Edward Bach Raccolta” Grafiche Turato Edizioni, pag. 83.
[2] Ferrucci, Crescere, Casa Editrice Astrolabio, pag 119.
[3] Sorgato, Edward Bach Raccolta Grafiche Turato Edizioni, pag. 87.