Accompagnare

Parafrasando le parole di Rachel Remen, autrice di Kitchen Table Wisdom, Frank Ostaseski[1] in Saper accompagnare. Aiutare gli altri e se stessi ad affrontare la morte, dà una sua definizione del significato di servizio. Per lui la parola servire ha un’accezione diversa rispetto alla parola aiutare. L’aiuto, infatti, presuppone una disuguaglianza, non prevede un rapporto alla pari. Chi aiuta può essere consapevole della sua forza o delle sue abilità e quando lo fa usa le proprie risorse a beneficio di un altro che non ne ha, o ne ha meno; una delle parti infatti è svantaggiata. Mettendosi in questa posizione, può togliere all’altro più di quanto gli stia dando, andando a toccare il suo senso di autostima e di dignità.
Servire non significa nemmeno provvedere, perché chi lo fa, vede nell’altro qualcosa che non va, esprimendo così un giudizio implicito.
Servire vuol dire altro, per farlo è necessario far entrare in campo la totalità di noi stessi, attingere a tutte le parti che ci compongono, a tutte le nostre esperienze, comprese le nostre ferite, il nostro lato oscuro, i nostri limiti. La nostra interezza serve l’interezza dell’altro e l’interezza della vita. Pertanto aiutare, provvedere e servire sono modi di vedere la vita. Quando aiutiamo, la vita ci appare debole. Quando cerchiamo di provvedere, ci sembra che abbia qualcosa che non va, ma quando serviamo, la vita ci appare completa, e siamo consapevoli di fare da canale a qualcosa più grande di noi. (Ostaseski, 2006)
È in quest’ottica che la professione del Counselor Olistico Integrale® si sviluppa. Il Counselor, infatti, si occupa della relazione d’aiuto e mediante l’ascolto, le sue abilità che riguardano il riequilibrio energetico, le competenze nell’ambito delle relazioni e della comunicazione, accompagna il cliente a ricontattare le proprie risorse, sostenendolo nell’esplorazione dei suoi temi personali che lo disturbano. Il Counselor Olistico Integrale® considera l’interezza dell’essere umano composto da mente, corpo, emozioni e Anima in un contesto di unità con il tutto.
Questo vuol dire che a mano a mano che il rapporto di counseling procede, il Cliente, accompagnato dal Counselor, troverà sempre più la capacità di agire in maniera autonoma.
Però, per poter accompagnare altri esseri umani alla conoscenza di se, non si può prescindere da un percorso personale che ci abbia visti protagonisti in prima persona. Lo strumento principe rimane sempre il Counselor e il lavoro su di se non termina mai. La conoscenza di se e la consapevolezza sono elementi fondamentali nella nostra formazione; il processo che ne deriva permette l’esplorazione dei propri stati d’animo con le loro infine sfumature, che facilita la comprensione della gamma di emozioni del Cliente.

[1] Ostaseski F. Saper Accompagnare, Oscar Saggi Mondadori, 2009